martedì 4 dicembre 2018

Trasloco

psychiatricred prosegue su WordPress a causa del malfunzionamento dei caratteri di cui è saltata la dimensione rendendo i post illeggibili, tanto sono piccoli. Ho esportato tutto nel nuovo blog, per cui nulla è andato perduto per il dispiacere di molti.
Apro cosciente che ancora c'è bisogno di migliorare il layout, ma fa lo spesso.

lunedì 3 dicembre 2018

SNEL

Sai Efeso, Israele, sabato sono dovuto andare al CSM dalla psichiatra e prima mi sono fermato al 3bis di Castello per comprare tabacco e una coca cola. Scendendo di macchina ho lasciato per un 5 minuti il tabacco incustodito sul sedile e dopo, ripresa la guida, ne ho rullata e fumata una ma subito mi ha dato un effetto non solito: "Non entriamo in paranoia complottistica" mi son detto e sono andato avanti.
Nel breve colloquio con la Martorelli, sentivo che parlando mi si arrotolava la lingua, tipico effetto della cannabis e allora non ho riferito a lei, sebbene credo se ne sia accorta, ma a un infermiere che conosco bene.
Gli ho detto che non ero più quello uscito di casa e che gli effetti della cannabis li conosco come colui che conosce quelli di un'intossicazione: non sopporta più la causa e la mia fu una sciocchezza da molto giovane, neanche maggiorenne, quando presi una legnata sacrosanta che mi fece passare la voglia.
Tutto questo mi serve per dirti che oggi ho avuta una conferma dalle news di google: la WW ha immesso nel mercato un diesel 33, ma io, quando uscii dal retro-parcheggio del 3bis mi trovai subito davanti un furgone blu Prussia con una targa...NEL, cioè SNEL "muovi il culo!" e tu sai cosa significa, la sai davvero bene.
Non so se i tedeschi siano dietro a tutto questo, di certo so che ci sono ancora "quelli" e se lo hanno detto a me SNEL! lo diranno anche a te, come ti avevo avvisato.Siamo sulla stessa barca, sulla stessa fine, perché il lavoro rende ancora liberi.

domenica 2 dicembre 2018

La tela di una vita


Era ancora assente nel gruppo dei post da scrivere, ma non scritti, il commento alla foto, alla tela del ragno. Lo farò brevemente sebbene riassumerebbe una vita quel commento. 
Innanzi tutto devo dire che era sospesa tra due rami di assenzio come dimostra l'originale già pubblicato. L'occhio non vide, però, tutto quello che la camera ha ripreso, non vide quelle vie d'acqua, come non vide quello strano paesaggio lunare o cosmico che richiama una costellazione, magari quella del ragno, se ne esistesse una.
Ma esiste una ghematria di ragno se scritto Ραγνο e v'invito a leggere i significati che il valore ghematrico (224) ha, cioè, in sequenza, "campo, bè, spettacolo, potente" e lo è, lo è davvero potente quella ragnatela coperta prima di finissima brina che, scioltasi, ha formato quelle gocce e goccioline. 
No, non pioveva: l'acqua avrebbe disfatto la ragnatela e in ogni caso mai si sarebbero formate quelle sfere graduali dovute all'accumulo. Solo uno sbalzo termico ha potuto lasciarle sospese, grandi e piccole, i minuti necessari allo scatto in una giornata fortunata, una delle tante che ho avute a causa del foraggio ai cavalli (tutte in pratica da molti anni).
La tecnica non è importante e non mi vede capace di spiegarla oltre un bianco e nero, ma anche un colori: di certo sfocai. Come certamente quel ragno, dopo la pubblicazione, m'incuriosì e mi sono chiesto per alcuni giorni chi fosse e che fine avesse fatto, l'artista. E una domenica, eccolo, lì sull'uscio ad ante della cucina. Se ne stava fermo il ragnone, come a dire: "Sono io". Ed era vero.
Era lui perché nel racconto, di cui leggerete sotto, tutto si apre con un sottile filo di ragno messo tra uno stipite e l'altro di una porta. E quel filo c'era davvero, non è fantasia, come non è fantasia che mi abbassai passandogli sotto, entrando ed uscendo, come del resto faccio nei boschi se mi è possibile e tutto questo ha ispirato il racconto sebbene sia un incipit velato, perché appartiene ai significati del racconto e alla sua trama, piucché alla pagina.
Corsi al cellulare in mancanza della fotocamera, ma se n'era già andato, come i grandi, quelli veri, che sfuggono al flash, ma a me non importava: l'avevo visto e chi crede che fosse solo un ragno di campagna intrufolatosi in cucina, è libero di farlo, come io sono libero di negarlo.
Che i ragni siano sempre stati una mia curiosità è cosa nota, perché quelli che s'intrufolavano nelle camere degli ospiti paganti, io mai li ho schiacciati: li catturavo e li mettevo fuori, a differenza degli altri che immancabilmente ne facevano frittata.
Si sono sdebitati? hanno ricambiato il favore? Boh, forse; di certo un ragno è il protagonista di un mio racconto e questo testimonia che è vero: non gli ho mai fatto del male. Il racconto è "Il filo sottile del desiderio" in cui un giovane, io, visita una vecchia e fatiscente grande casa padronale persa nei boschi e quella casa c'è e  mi ha sempre affascinato perché la prima volta che ci andai mi colpì per due cose: un'elegante scarpetta bianca da donna, lasciata ai piedi di una grande scala di legno e questa mi parlò di una favola, tanto che la ribattezzai la casa di Cenerentola.
Poi l'emozione di leggere sull'architrave in pietra di una porta delle tre casette che l'affiancano nell'aia, un segno grafico che in tutto e per tutto mi apparve, come mi apparirebbe ora, il celeberrimo 666 che sulle prime intesi come satana, mentre adesso penso a ciò che significa quel 666, cioè "qui sta la Sapienza" (Ap 13,18) e adesso non è più la casa di Cenerentola, ma la dimora della Sapienza che casualmente ho sciolta derivando Costante II numero e nome d'uomo.
Volete conoscere la reazione di fronte a quel 666 che mi comparve all'improvviso non agli occhi, ma alla mente (cioè realizzai)? Fuggii terrorizzato, perché non solo perso in mezzo ai boschi, ma perso anche nella vita: insomma temevo per essa.
Poi, ovvio, ci sono ritornato, da solo e in compagnia, pure a notte fonda e partendo da Levane perché quel 666 mi parlava del diavolo: "Ma se c'è il diavolo, c'è anche Dio" pensai, quel Dio che cercavo ma, come direbbe Agostino "non mi cercheresti se non mi avessi già trovato" Ed eccomi qua a 53 anni con 600 post, quasi, di cronologia biblica, quasi una Sapienza che mi è venuta incontro e mi ha irretito nella sua ragnatela.
Ero giovane, quando la visitai per la prima volta quella grande casa, all'incirca 22-23-25 anni, mentre adesso ne ho 30 in più. Ero quindi il giovane, in quel racconto, mentre adesso sono il ragno e parlo di Luca mia ascendente, tanto che, alla luce di quello che mi accade, posso esprimere lo stesso desiderio del ragnetto contenuto nei paragrafi finali del racconto, cioè


"Signore,
sono ormai molto vecchio e la casa è disabitata da tempo. Mi hai detto di aspettare qualcuno che rispetti il sigillo e di consegnargli tutto. E questo farò, ma permetti che venga e lascia che io, ultimo della mia specie, mi ricongiunga ai miei”.  

Quasi visionario, se mai una vita possa esserlo. 

Un vortice di follia omicida


Da giorni pensavo a quella croce, perché da mesi avevo in mente il post, poi scritto su cammeliemoscerini. Stamattina presto mi ci sono reato a piedi (circa due km) e ho scattato più di una foto a quella croce in cui anni fa m'imbattei in cerca di funghi.
Sulle prime mi mise quasi a disagio perché non capita spesso di trovare in mezzo a un bosco una croce funebre; poi ho conosciuta la storia e si tratta di un furto reiterato che fece armare il proprietario della castagneta e uccidere in un impeto di rabbia, di follia omicida.
Non ho fatto un viaggio a vuoto: per me la foto è bella, in ogni caso utile, per quanto possa essere utile il post che essa adorna. 

sabato 1 dicembre 2018

X (e) pio 50, ai santi 100: un rinnegamento terapeutico (lambda)


Mi dica Dottoressa Martorelli, lo Xepilon da 100 mg che mi ha fatto iniettare oggi, prevede per caso l'assenza, in famiglia, di uno spazio che garantisca il poter mangiare un boccone in pace?
Sì perchè o lei sa e tace, oppure non sa che quello lungo dei tre che ha visto ha tutto un terzo piano  (120 mq), dove potrebbe accogliere comodamente due ospiti come quelli attuali, ma preferisca la cucina (vede? non dico mia) dove consumo i miei frugalissimi pasti; inoltre ha espresso il desiderio di mangiare nella sala che io ho pulita e pulisco, dalla quale scrivo, dalla quale "vivo" (per quanto?).
L'altro, quello basso, si è preso un appartamento e guai ad entrarci che smusa, come del resto quello lungo che è il suo nido su in alto al terzo piano.
Lei, Dottoressa, ha il cognome identico a un personaggio di Guareschi, così si legge, l'autore del " quello che è mio è mio; quello che tuo è mio" tranne lo Xepion, quello non lo vuole nessuno, però

venerdì 30 novembre 2018

Nota a Perry Jesus

Nell'ultima riga dell'ultimo post su cammellliemoscerini ho fatto una minuscola aggiunta ma fondamentale perché conferma tutto, proprio tutto

F.T.Q



Sto correggendo, Queen, fra poco avrà il post dell'adultera. Se la turba tanta arroganza, non legga il titolo del blog che potrebbe confonderLa: guardi la foto.